da antoniodipietro.com

 

Chi e' Landolfi

landolfi_chi.jpg

Riporto alcuni interventi nell'aula del Parlamento di ieri riguardo ad alcune affermazioni fatte dal deputato Barbato dell'Italia dei Valori su Landolfi.
Pubblico inoltre il profilo di Mario Landolfi tracciato da Marco Travaglio e Peter Gomez nel libro "Se li conosci li eviti".

La questione vera sul deputato Mario Landolfi non è tanto il fatto che le accuse siano o meno provate in tribunale, quanto che prima di entrare in Parlamento le persone dovrebbero fare sempre chiarezza sui problemi sollevati a proprio carico per rispetto verso i cittadini.

LANDOLFI MARIO (An)

Anagrafe: Nato a Mondragone (Caserta) il 6 giugno 1959.
Curriculum: Diploma di maturità classica; giornalista professionista; ministro delle Telecomunicazioni nel governo Berlusconi-2 bis, poi presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai; coordinatore di An in Campania; 4 legislature (1994, 1996, 2001, 2006).

Segni particolari: Quando, nel 2000, il Tgl diretto da Gad Lerner trasmette un servizio su un blitz antipedofilia, schermando solo parzialmente le immagini dei bambini coinvolti, il presidente della Vigilanza Landolfi chiede le dimissioni del giornalista. A sera Lerner si dimette e rivela: «Con questo signore sono andato a pranzo il 13 luglio scorso. Abbiamo parlato dei massimi sistemi.Alla fine del pranzo mi ha fatto vedere un bigliettino: "Ci sarebbe questa persona da sistemare", mi ha chiesto». La persona in questione è una giornalista precaria, che nei mesi successivi sarà puntualmente assunta in Rai. I sistemi di gestione clientelare del potere da parte di Landolfi e dei suoi più stretti collaboratori emergono anche da un'indagine della Procura di Santa Maria Capua a Vetere. Nel di­cembre del 2007 sono infatti finiti in manette Cosimo Chianese, segretario particolare di Landolfi, e una serie di suoi familiari e amici, accusati di aver organizzato corsi professionali fantasma in modo da intascare 250mila euro di finanziamenti dall'Unione eu­ropea. La magistratura contesta loro il reato di associazione per de­linquere finalizzata a
ottenere indebitamente e illecitamente, in loro favore e/o di familiari e sodali, l'erogazione di finanziamenti pubblici mediante la presenta­zione di documenti falsi; ottenere, da parte di elettori, dichiarazioni di disponibilità a votare candidati, alle elezioni parlamentari e comu­nali, da loro indicati, in cambio di favori e/o di promesse e di favori; influenzare illecitamente, in vario modo e anche con promesse di fa­vori e/o minacce, dipendenti e funzionari pubblici, avvalendosi del prestigio derivante dalla appartenenza di alcuni di loro ad una forza politica e dal loro ruolo politico-istituzionale di vice-sindaco del co­mune di Mondragone e di stretta collaborazione con un importante esponente nazionale della forza politica, per strumentalizzare l'atti­vità di ufficio dei pubblici ufficiali sia per i loro fini privati di tipo af­faristico-economico, sia allo scopo di ottenere la illecita stipula di contratti in favore di società a loro riconducibili, sia per ottenere in­carichi professionali sia per indurli ad emanare illeciti atti pubblici con riguardo agli interessi loro, di loro familiari e conoscenti e/o di soggetti dai quali avevano ottenuto o ai quali dovevano richiedere le promesse di voto.
Dalle intercettazioni telefoniche e dalle indagini emerge che Chianese e i suoi famigliari, durante la campagna elettorale del 2006 avevano offerto posti di lavoro in Rai e alle Poste in cambio di voti. In altri casi erano invece intervenuti per far ottenere il trasferimen­to di dipendenti pubblici. Le trascrizioni delle telefonate fotografa­no bene la strategia dei compaesani di Landolfi: quando si trattava di scegliere chi raccomandare o favorire, indirizzavano i loro sforzi solo sugli elettori con famiglia numerosa in modo da poter raccogliere più consensi elettorali. Chianese, all'insaputa del ministro sfruttava poi la sua posizione per ottenere appalti con le Poste destinati a suoi amici o parenti. I magistrati sottolineano anche che: utilizzava il telefono cellulare intestato al ministero delle Comunicazioni, nella sua disponibilità quale segretario particolare del ministro pro tempore delle Comunicazioni, per intrattenere lunghe telefonate con i congiunti al fine di consentire loro l’autoricarica.
Per questo Chianese è stato accusato di peculato. Il vigile preside te della Vigilanza, ovviamente, non si era accorto di nulla.

Fedina penale: Indagato per corruzione e truffa «con l'aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan mafioso La Torre», nell'ambito di un'inchiesta sui fratelli Orsi, due imprenditori casertani, diventati i re dei rifiuti grazie al legame con la camorra e le relazioni politiche a destra e sinistra. Contro Landolfi gli investigatori hanno raccolto molte dichiarazioni. Al centro di tutto ci sono i posti di lavoro. Quando i politici chiedevano, il contratto doveva spuntare fuori a tutti i costi. Spiega Michele Orsi:
Circa il 70 per cento delle assunzioni poi operate erano inutili ed era no motivate per lo più da ragioni politico-elettorali, richieste da Landolfi, Valente [il presidente del consorzio comunale, nda] e Cosenti­no [il coordinatore regionale di Forza Italia, nda]... Molte delle as­sunzioni erano non solo inutili ma sostanzialmente fittizie, dato che questi non svolgevano alcuna attività.
Questi «favori» poi diventavano voti. Raffaele Chianese, il «braccio destro» di Landolfi nel raccomandare un uomo vicino alle cosche sottolinea: «Quello vale cento voti!». E Orsi replica promettendo il contratto: «Tieni presente che siamo vicini a te e Mario per queste elezioni. Qualunque cosa...». Risposta: «Grazie, a buon rendere»: Spiega un pentito:
Quasi tutte le persone che a Mondragone lavorano per la nettezza urbana sono state raccomandate dal clan. Qualunque iniziativa volessero prendere i lavoratori dovevano concordarla con il clan, compreso l'iscrizione al sindacato o iniziative di protesta. Mi risulta che nel corso degli anni sono stati organizzati dalla cosca vari pranzi elettorali per cercare di far votare tutti i dipendenti della nettezza urbana per una certa persona. Certamente è stato organizzato un incontro per far votare Paolo Russo [solo omonimo dell'onorevole di Forza Italia, nda]. Per le ultime politiche è stato organizzato un rinfresco a favore di Landolfi a cui pure hanno partecipato tutti i dipendenti della net­tezza urbana. In quest'ultima occasione il clan si è occupato soltanto di far andare tutti all'incontro.
I consorzi che gestiscono i rifiuti sono espressione diretta dei partiti. Lo racconta Giuseppe Valente, numero uno della società mista che si occupa di pulire diciotto comuni sul litorale Domiziano, che dopo l'arresto ammette di avere «assunto la presidenza quale incarico squi­sitamente politico, previa intesa con i referenti politici, i parlamenta­ri Landolfi, Cosentino e Coronella [senatore e leader provinciale di An, nda]». Ma non si tratta di semplice lottizzazione. Dietro i con­sorzi oltre che la politica c'è pure la camorra. Chianese, il «portabor­se» di Landolfi dice al telefono che prima nella società della nettezza urbana «c'erano ventidue assunti ma dieci erano camorristi. Non la­voravano, si pigliavano solo lo stipendio». Il seguito dell'intercetta­zione è anche peggiore: «Quanti ce ne possono servire per pulire Mondragone? Trentacinque a esagerare. Invece ora ce ne stanno 86, chi li deve pagare?». Lo Stato però davanti al dilagare della camorra sembra inerte. Dalla Prefettura di Caserta - dicono gli atti della Pro­cura - le informative di polizia arrivavano direttamente nelle mani sbagliate. E se si cercava di applicare le misure minime di legge, co­me l'obbligo di certificato antimafia per gli appalti, c'era sempre un parlamentare pronto a trovare una scorciatoia. Spiega ancora Orsi:
Quanto alle mie richieste rivolte ai politici di interessarsi per il rila­scio della certificazione antimafia, faccio presente che sollecitai diret­tamente l'onorevole Cosentino e - tramite Valente - Mario Landolfi. Cosentino mi diede assicurazioni sul fatto che si sarebbe interessato: ricordo che questi ebbe a chiamare telefonicamente, innanzi a me, il dottor Provolo [il vice-prefetto, nda] con il quale prese un appunta­mento per avere dei chiarimenti.
E. Landolfi?
Chianese ci disse di aver ricevuto da Landolfi l'indicazione prove­niente dalla Prefettura... sottolineando che grazie a lui Landolfi si era recato presso la Prefettura per perorare il rilascio della certificazione antimafia.
Dagli atti spunta poi un dialogo sconcertante. Sergio Orsi, uno dei re dei rifiuti, si fa avanti offrendo «amicizia». E Chianese replica: «Mario i soldi se li può prendere solo da me, e non se li può pren­dere da nessun altro, quindi è inutile...». Poi precisa: «Lui soldi non ne piglia... Cioè, i soldi che danno per fare l'attività. Finanzia il partito... Io me ne avvantaggio dal partito, perché io prendo un in­carico... e giustamente devo dare un contributo...». A quel punto il portaborse spiega: «Tu puoi partecipare... se tu devi prendere un appalto per un lavoro, anziché darlo ad un altro, lo dai a me... È un contributo anche questo...».

condorbianco ci ha pensato in data: giugno 07, 2008 21:09 | commenti (4)(popup) | commenti (4)

Trasmettiamo ora, per la serie:

"VORREI MA NON POSSO"

l'ultimo scimmiottamento di Berlusconi verso il PD.

 

berlusconi se la ride

 

Bondi: "Divieto candidature non vale per procedimenti politici"

Il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, ha scritto ai coordinatori regionali per illustrare i criteri nella formazione delle liste. Il Pdl, spiega Bondi, intende "riconfermare in linea di massima i parlamentari uscenti", valutando però "il numero delle legislature ricoperte, il loro radicamento territoriale, l'impegno profuso a favore del partito" con l'obiettivo, prosegue la missiva, "di favorire un necessario e naturale ricambio con particolare attenzione alle donne ed ai giovani". Il coordinatore apre poi il capitolo delle esclusioni per procedimenti penali in corso, chiarendo che il criterio non vale però per "quelli che, come sappiamo, hanno un'origine di carattere politico".

Commento: "Ah ecco: mi pareva..."

DatieFatti ci ha pensato in data: febbraio 21, 2008 19:35 | commenti (4)(popup) | commenti (4)

LA TRAGICA FATALITA'

Quarto stato

E’ stata una bella domenica, nella nebbia, nella pioggerella e nel freddo tardoautunnale che a me, milanesone doc, tanto piace: la mia “scighera”* che “la và giò per i pulmun”.

E quel bel ristorantaccio di Pavia, piccolo, con le padelle di rame e il vino rosso in tazza, i bicchieri piccoli che c’erano nei bar della mia infanzia, e le tovaglie a quadrettoni rossi e bianchi.

E il risotto con la luganega** e il gorgonzola, e l’antipasto di culatello e cipolle all’agro, e i ravioli al brasato.

E lo scambio dei pacchi per due compleanni di persone care. E Datimoglie e Adolefiglia serene e sorridenti, e le tranquille risate con i Datisuoceri.

E al ritorno a casa, un bel tè caldo tutti insieme nel soggiorno, con Parsifal che fa ron ron dietro al divano e l’albero di Natale che ammicca con le sue luci dalla porta finestra sul terrazzo.

E prima di cena, nella mia poltrona preferita, la lettura di Kaled Hosseini, un romanziere tra i pochissimi che mi fanno apprezzare la narrativa.

 

Tutto perfetto. Poi il TG, a tavola. I morti di Torino adesso sono quattro.

 

Cazzissimo.

Ci hanno imbottito la testa per vent’anni di emerite cazzate.

Ci hanno detto che il nostro problema erano i sindacati, che l’inflazione era colpa loro, che eravamo poco competitivi perché la manodopera in Italia costava troppo, che c’erano troppe leggi (“lacci e lacciuoli”).

Ma non era vero e pochi addetti ai lavori, tra i quali chi scrive, conoscevano i dati ma erano  completamente inascoltati quando non zittiti.

La verità, caro Montezemolo, è ben altra. La verità è che tu sei l’epigone del manager de noantri: sempre pronto a blaterare di concorrenza e mercato (per gli altri), e sempre prontissimo a chiedere sostanziosi aiuti statali (il che vuol dire a spese nostre, sì, proprio di quelli che “costano troppo”).

Sempre incazzato contro le leggi, salvo non rispettarne mai una.

Sempre prontissimo a sproloquiare sul debito pubblico, ma altrettanto pronto a evadere le tasse.

Sempre lì a piangersi addosso per la nostra produttività a picco, per il calo della nostra competitività, e sempre abilissimo a far scappare i soldi in Svizzera o in Lussemburgo o in culo al mondo pur di non investire una lira in ricerca e innovazione e formazione.

 

Non sono i morti sul lavoro, le nostre “tragiche fatalità”. La nostra tragica fatalità siete voi.

                                                                                                       

*Se qualcuno tra i lettori sa cosa vuol dire, riceve da me il Meneghino d’oro al valore:))

** La quale, apprezzatissima dai soldati romani che l’avevano conosciuta in Lucania, veniva già allora chiamata “Lucanica”…

 

DatieFatti ci ha pensato in data: dicembre 10, 2007 11:06 | commenti (16)(popup) | commenti (16)

FACCI HA IL MAL DI PANSA

 

Riassumo per chi non lo sapesse. Facci su Il Giornale ha scritto una delle sue, cioè che la RAI è "una cloaca", e che è "il vero cancro dell’Italia" (ma quando buttava fuori quelli che non piacevano al suo padrone piduista, se ne stava ben zitto…).

Si becca una querela dalla RAI.

Santoro vorrebbe invitarlo ad Annozero, ma la direzione dell’azienda glielo vieta.

Santoro non può che obbedire, ma dice chiaro e tondo in trasmissione che per lui è sbagliatissimo e che rasenta la censura impedire di invitarlo (personalmente, condivido).

Ma chi è Filippo Facci?

Per chi non lo sapesse, è uno dei molti pennivendoli che tessono quotidianamente le lodi del piduista, ovviamente dicendo il peggio possibile della sua controparte politica.

Ma se si vuole un sommario elenco delle sue malefatte giornalistiche, si veda qui: http://bananabis.splinder.com/tag/facci_filippo

 

Insomma un campione di obiettività, un vero maestro del giornalismo…

Giampaolo Pansa è quel tale che – dicendosi da sempre di sinistra – ha improvvisamente scoperto che nella guerra civile ‘44-’45 ci sono stati dei morti anche tra i "neri", e che non tutti i morti furono uccisi in combattimento. Da allora non scrive altro che libri vòlti a dimostrare che i partigiani furono dei gran cattivoni, e i comunisti dei gran censuroni.

C’è persino qualcuno che lo vorrebbe più pulito e più obiettivo di Giorgio Bocca, solo perché quest’ultimo – pur ammettendo le atrocità – sèguita a dire, in sostanza: "si, ma se avessero vinto i fascisti?".

Mi era già venuto il dubbio che Pansa si sia, non dico venduto, ma insomma diciamo convertito, ecco, alla vulgata destrogira del "i morti son tutti uguali".

Ora però ne abbiamo la prova. Eccola.

Pansa: "Con Facci epurazione ridicola"

articolo di Luca Telese – "Il Giornale", sabato 10 novembre 2007

"non gli piace (a G.Pansa, ndr) per nulla nemmeno quel che è successo con il giornalista del Giornale "embargato" alla Rai.
Facci non va da Santoro...

  • Dico subito che è ridicolo: io leggo sempre Filippo (Facci, ndr), lo considero un collega bravissimo."

Ah, ecco. Applausi.

 

DatieFatti ci ha pensato in data: novembre 13, 2007 12:17 | commenti (36)(popup) | commenti (36)

ANNI '60, ANNI'70,

E DOMANI.

 

 

Quando ero piccolo, e andavo alle elementari, capitava molto di frequente di vedere per la strada persone strane.

Alcuni venivano definiti “focomelici”. I focomelici avevano le mani quasi attaccate alle spalle, i piedi quasi alle ginocchia. La sciagurata conseguenza di un farmaco terribile, dato alle loro mamme quando erano in loro attesa. Errori della scienza.

Non era una colpa, essere focomelico. Ma io, da bambino, li temevo, ne avevo orrore. Io non ero come loro.

 

Quando ero piccolo, si vedevano spesso per Milano i “mutilati di guerra”. Uomini, di solito, che allora avevano una quarantina d’anni. Chi senza una mano, chi senza un piede, chi senza un occhio.

Mi facevano orrore, e io scappavo da loro. Ma non è una colpa essere stati feriti da una bomba.

Però – mi dicevo – loro non sono come me.

 

Poi ci fu il famoso “terremoto del Belice”, una specie di catastrofe che rase al suolo centinaia di villaggi in Sicilia, se ben ricordo nel ’67. Io andavo in terza elementare.

Arrivò dalla Sicilia un bimbetto spaventato, non ricordo ora come si chiamasse, che non parlava nemmeno. Capiva l’italiano, anche se con fatica, ma non parlava se non nel suo dialetto, aveva negli occhi l’orrore. Gli fui vicino di banco per un anno scolastico, e comunicavamo quasi a gesti.

Ricordo che puzzava.

E io ne avevo paura. Ma non era colpa sua, se la casa gli era crollata addosso. E non era colpa sua, se stava in un alloggio dove lavarsi era difficile. Ma io ne avevo paura, mi dava fastidio stare vicino a lui. E purtroppo, credo di averglielo fatto capire. Perché eravamo diversi.

 

Quando ero piccolo, e mio padre era abbastanza ricco, vedevo spesso, per la strada, gli operai di allora, recarsi al lavoro. Tutti vestiti di blu.

Si saliva sull’autobus o sul tram, la mattina presto, per andare a scuola, e se ne sentiva l’odore.

Odore cattivo, di sudore umano.

 

E io ne avevo paura. A casa mia avevamo due bagni, eravamo pulitissimi.

Credevo fosse una colpa, quella di non potersi lavare.

E ne avevo paura.

Siccome moltissimi operai arrivavano dal Sud Italia, parlavano dialetti che per me erano stranieri: siciliano, calabrese, napoletano, sardo… Mi dicevano che erano differenti. “Meridionali”.

E la mia gente li identificava subito, con quella parola tremenda: “E’ un terrone”.

 

Poi c’era la mia famiglia.

Che studiava la storia e il latino, che aveva due bagni. Un lusso ernome, per l'epoca.

C’erano i miei nonni, con i quali parlavo in dialetto, ma che si arrangiavano a imparare l’italiano da me, che studiavo.

 

C’erano i miei genitori, le mie sorelle maggiori, che parlavano con me in un italiano corretto, e la maestra, che ci correggeva amorevolmente.

E mio padre che raccontava, davanti a una tavola imbandita, barzellette sui "terroni".

Quegli stessi "terroni" che si spaccavano la schiena ogni giorno per imbandire la sua tavola. Ma quegli stessi “terroni” erano pieni di gentilezza, con me piccolo, proprio come quelli che parlavano in milanese.

 

Quel bambino siciliano, non l’ho più rivisto.

Non so che fine abbia fatto.

 

Anni dopo ero un giovanotto, ci fu il terremoto in Friuli, era il ’76.

Mi ritrovai ad aiutare.

Soldati, pompieri, infermieri, altri ragazzi in divisa come me.

 

Si sentivano lingue diverse, si sentiva il romanesco mescolato al friulano, il milanese col napoletano, la parlata sicula con quella genovese, e così via.

Ma nessuno, nessuno di noi, lo giuro, in quel momento si sentiva lombardo, o piemontese, o ligure, o siciliano.

Ci si sentiva italiani, e basta. Come me, uguali.

 

Scoprii che la puzza di quel bambino che mi aveva fatto da compagno di banco silenzioso, per un anno, era la puzza della sfortuna.

Perché è l’odore di chi ha perso tutto. E dopo un mmese di Friuli, tornando nella mia casa pulita, la mia camicia aveva ormai lo stesso odore.

Lo avrei risentito, tanti anni dopo, in Cina, in Perù, nel Sinai.

 

Chi è stato in un’area terremotata, chi ha vissuto i bombardamenti, chi ha visto quelli che hanno perso tutto, la riconosce subito, quella puzza.

E’ puzza di sudore, di gente sfortunata. Di paura. Puzza di squallore. Fetore di morte, di sofferenza inutile.

Ma anche odore di gente che se potesse lavarsi, avere un bagno, un lavoro decente, una casa pulita, sarebbe contenta. Gente che non avrebbe nessuna voglia di pulire i vetri ai semafori, di prostituirsi all’angolo della strada, di vendersi a un racket, ma vorrebbe fare il proprio mestiere, imparato da giovane: il panettiere, il libraio, l’autista, l’ingegnere, l’infermiera, il tassista, il calzolaio, l’insegnante.

 

E invece i loro bambini magri si trovano di fronte la faccia spaventata di un bambino come me: grassottello, che si lava tutti i giorni, e che ha paura di loro. E si crede diverso, migliore.

 

Quale sia la morale di tutto questo, non saprei.

Spero solo che chi oggi ha circa 20 anni e anche meno, ci pensi un po’ su, quando vede una camicia verde.

DatieFatti ci ha pensato in data: ottobre 18, 2007 18:02 | commenti (11)(popup) | commenti (11)

SI FA PRESTO A DIRE CEPPALONI

un popolo di eroi

 

Quando Berlusconi se ne andò in diretta dagli studi di Rai3 per protesta contro le domande di Lucia Annunziata Mastella ebbe a dichiarare:
"Quella di Berlusconi è una sceneggiata premeditata: il premier vuol far credere di essere vittima dei magistrati, vittima dei comunisti, ora vittima predestinata dell'informazione" (Clemente Mastella, Ansa, 13 marzo 2006, grazie a LoopyDeLoop per la segnalazione)

 

Inoltre, guardate qui, sarebbe spassosissimo se non fosse offensivo (grazie a Sabry):

http://it.youtube.com/watch?v=PoELifoTefc

DatieFatti ci ha pensato in data: ottobre 11, 2007 19:45 | commenti (2)(popup) | commenti (2)

Disclaimer for foreign visitors :



I did NOT vote for Silvio Berlusconi. I've never voted for him and I never will.

Ottieni il codice del disclaimer per il tuo blog !