sabato, 29 settembre 2007 | in : diritti umani, dittature e rivoluzioni

Diritti umani in pericolo in Myanmar. Diffondi l'appello di Amnesty International

AU 250/07
Myanmar: appello per cessare la repressione

Data di pubblicazione dell'appello: 27.09.2007
Status dell'appello: attivo


La sera del 25 settembre circa 300 persone sono state arrestate durante le proteste contro la giunta militare del Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo (Spdc), nell’ex capitale Yangon, nella seconda città più grande, Mandalay, così come a Meiktila, a Pakokku e a Mogok. Amnesty International ha appreso che diverse persone sono entrate in clandestinità per evitare l’arresto.

Alcuni arresti erano già avvenuti la sera del 24 settembre, ma la maggior parte ha avuto luogo nelle successive 36 ore, con l’intensificarsi del giro di vite da parte delle forze di sicurezza. Tra le persone arrestate vi sono tra i 50 e i 100 monaci di Yangon, il parlamentare Paik Ko e almeno un altro esponente del principale partito d’opposizione, la Lega nazionale per la democrazia (Nld) guidata da Aung San Suu Kyi, diversi altri membri dell’Nld e altre figure pubbliche, tra cui il famoso attore e prigioniero di coscienza Zargana (conosciuto anche come Ko Thura). Amnesty International crede che questi e altri detenuti si trovino a rischio di tortura o altri maltrattamenti.

Fonti governative hanno confermato ai giornalisti che almeno tre monaci sono stati uccisi a Yangon: uno da un colpo d’arma da fuoco e gli altri due a seguito di un pestaggio. Fonti non ufficiali hanno fatto sapere ad Amnesty International che oltre 50 monaci sono rimasti feriti.

Nonostante l’alta tensione, migliaia di persone continuano a manifestare nelle strade contro il governo, guidate dai monaci, i quali hanno però voluto proteggere la popolazione chiedendo di non prendere parte alle dimostrazioni.

Sembra che le forze di sicurezza abbiano percosso i manifestanti con manganelli, utilizzato gas lacrimogeni per disperdere la folla che sfidava il recente divieto di raduno di più di 5 persone e sparato colpi di avvertimento in aria.

Le proteste pacifiche hanno avuto inizio ad agosto, in risposta al brusco aumento del prezzo dei carburanti. I monaci buddisti, che hanno preso la guida delle proteste dopo che alcuni di loro erano stati feriti nella città di Pakokku, chiedono la riduzione del prezzo dei generi di prima necessità, il rilascio dei prigionieri politici e un processo di riconciliazione nazionale per risolvere le profonde divisioni politiche interne.

La mattina del 25 settembre, le autorità hanno iniziato il giro di vite sui manifestanti, introducendo un coprifuoco di 60 giorni dalle 21 della sera alle 5 del mattino e avvisando la popolazione che sarebbero stati adottati provvedimenti di legge contro i dimostranti.

Le violazioni dei diritti umani a Myanmar sono diffuse e sistematiche. Tra queste vi è l’utilizzo di bambini soldato e il ricorso ai lavori forzati. Inoltre, sono in vigore leggi che criminalizzano l’espressione pacifica del dissenso politico.

Alla fine del 2006, la maggior parte degli esponenti di primo piano dell’opposizione era agli arresti o sottoposta a forme di detenzione amministrativa e 1160 prigionieri politici erano detenuti in condizioni via via più dure. Gli arresti avvengono spesso senza mandato e i detenuti sono costretti a trascorrere lunghi periodi d’isolamento; la tortura è praticata regolarmente nel corso degli interrogatori; i processi nei confronti degli oppositori politici seguono procedure non in linea col diritto internazionale e agli imputati viene frequentemente negato il diritto a scegliere un avvocato, se non addirittura ad averne uno. La pubblica accusa fa ricorso a confessioni estorte con la tortura.

Per approfondimenti sulla situazione dei prigionieri politici in Myanmar: “Myanmar’s Political Prisoners: A Growing Legacy of Injustice”
http://web.amnesty.org/library/Index/ENGASA160192005  

Partecipa alla nostra azione, firma l'appello:

- Firma on line questo appello

- Stampa e spedisci gli appelli qui sotto gli indirizzi:
State Peace and Development Council (SPDC)
Senior General Than Shwe
c/o Ministry of Defence, Naypyitaw, Union of Myanmar

Foreign Minister
Nyan Win
Ministry of Foreign Affairs, Naypyitaw, Union of Myanmar
Fax: +95 1 222 950, +95 1 221 719

Attorney General
U Aye Maung
Office of the Attorney General, Office No. 25, Naypyitaw, Union of Myanmar
Fax: +95 67 404 146, +95 67 404 106

Brig-General
Khin Yi
Director General, Myanmar Police Force, Naypyitaw, Union of Myanmar

Testo dell’appello

Egregio____________,

Desidero esprimerLe la mia preoccupazione per le notizie sull’arresto di centinaia di monaci e altri manifestanti pacifici, tra cui il noto attore Zargana e il parlamentare Paik Ko.

Esorto Lei e il Suo governo a rilasciarli immediatamente e senza condizioni, a meno che non siano accusati di un reato di effettiva natura penale.

Le chiedo di assicurare che le persone arrestate siano trattenute solo in centri di detenzione ufficiali e che sia garantito loro l’immediato accesso agli avvocati, alle famiglie e a ogni trattamento medico di cui possono aver bisogno;

Le chiedo inoltre di assicurare che i detenuti non siano sottoposti a tortura o ad altri maltrattamenti;

Infine, Le chiedo di garantire a tutti i diritti alla liberta di espressione, associazione e assemblea senza timore di vessazioni, intimidazioni o detenzione arbitraria, in linea con gli standard internazionali sui diritti umani.

Distinti saluti.

DatieFatti ci ha pensato in data: settembre 29, 2007 19:21 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
sabato, 29 settembre 2007 | in : berlusconi, allarme, propaganda elettorale, casi di coscienza

GUARDATELO, E' LUI...

 

brambilla47 

...pronto per la prossima campagna elettorale.

AVETE VISTO, COSA SUCCEDE A ESAGERARE CON I LIFTING E I TRAPIANTI DI CAPELLI?

DatieFatti ci ha pensato in data: settembre 29, 2007 18:14 | commenti (16)(popup) | commenti (16)
venerdì, 28 settembre 2007 | in : dittature e rivoluzioni

(http://cooperazione.agi.it/in-primo-piano/notizie/200709281458-cro-rt11117-art.html)

 

In primo piano

BIRMANIA: ITALIANA DA YANGON, PESTAGGI E ARRUOLAMENTI FORZATI

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(AGI) - Yangon, 28 set. - All'indomani della feroce repressione scatenata dalla giunta del Myanmar contro i manifestanti, a Yangon regna una calma apparente, ma in realta' i pestaggi sistematici continuano, e in molte zone della vecchia capitale birmana sono in corso rastrellamenti casa per casa. I soldati irrompono nelle abitazioni private alla ricerca di attivisti o semplici simpatizzanti; se li trovano, li trascinano via immediatamente. Nemmeno i sobborghi sono risparmiati: i militari occupano i villaggi e costringono con la forza ad arruolarsi i piu' poveri, i piu' diseredati; focolai di protesta sono infatti segnalati in numerose altre localita' dell'ex Birmania, e l'Esercito non ha abbastanza uomini per estendere la caccia agli oppositori. Questa e' soltanto una parte della drammatica testimonianza di un'italiana residente a Yangon, che e' avventurosamente riuscita a contattare per telefono l'Agenzia Italia: in gran fretta, prima che le linee con l'estero siano interrotte. La signora non ha nome, non dice nulla di se', del suo lavoro, della propria cerchia: troppo pericoloso, sottolinea, anche se tutto sommato gli stranieri rischiano al massimo l'espulsione. Forse. L'uccisione di un fotografo giapponese, ieri, sembra dimostrare che i rischi sono ben maggiori.
  L'anonima connazionale racconta che alcuni amici, sia locali sia espatriati, hanno visto il reporter a terra, esanime: sono rimasti sgomenti, avevano le lacrime agli occhi.
  Si dice che almeno altri due cronisti siano rimasti vittime degli assalti delle forze di sicurezza. Le vittime, ufficialmente da dieci a quindici nell'arco di due giorni, sono pero' in realta' molte di piu': diverse decine, denuncia l'italiana. I civili sono obbligati a firmare dichiarazioni di morte naturale per i congiunti periti sotto le percosse e o causa dei proiettili sparati da soldati e poliziotti. Gli ospedali sono presidiati, e chiunque si presenti per farsi medicare e' subito arrestato.
  La medesima signora ieri stava facendo la spesa in un centro commerciale, davanti al quale erano state erette barriere con sacchi di sabbia, dove i militari avevano gia' preso posizione. A un certo punto la clientela e' stata avvisata che i negozi si apprestavano per chiudere, stava per arrivare un corteo di monaci buddhisti, e che bisognava affrettarsi a uscire. All'esterno, lei stessa ha visto passare camion carichi di soldati, le armi con il colpo in canna puntate lungo i bordi della strada, pronte a fare fuoco.
  Turisti a parte, non sono molti gli italiani che vivono a Yangon: da quaranta a cinquanta. Sono tutti in contatto con l'ambasciata d'Italia, ma anche tra loro e con le altre comunita' di espatriati; si confortano e s'informano a vicenda sugli sviluppi della situazione, ma soprattutto cercano di aiutare come possono gli amici birmani. Essere identificati sarebbe una iattura soprattutto per i questi ultimi, che frequentano la testimone, i suoi conoscenti, i suoi colleghi: il regime non tollera piu' che qualche notizia sull'ennesima mattanza trapeli oltre confine, e punta ad avere la popolazione alla propria merce'.
  Come dimostra, prosegue la testimone italiana, il fatto che l'accesso a Internet, in mattinata ancora possibile, sia ormai stato tagliato, e non si ci possa dunque piu' servire nemmeno della posta elettronica, se non sporadicamente. Il regime e' intervenuto un po' tardi, dal suo punto di vista, per bloccare il flusso delle notizie, ma adesso ha capito l'errore e sta rimediando. L'atmosfera resta pesante per tutti, in citta': attraverso una specie di tam-tam rigorosamente non ufficiale, agli stessi stranieri e' stato notificato una sorta di coprifuoco. Per la propria incolumita', era il tenore del messaggio, oggi meglio rimanere dove si e' fra le 13 e le 17 ora locale, dalle 8,30 alle 13,30 in Italia. Chi e' a casa, non esca; ma se si trova altrove, e' meglio che non provi a raggiungerla prima della scadenza indicata. (AGI)

Come immaginate, non ho potuto verificare la fonte...

DatieFatti ci ha pensato in data: settembre 28, 2007 17:58 | commenti (popup) | commenti
venerdì, 28 settembre 2007 | in : dittature e rivoluzioni

Da “La Stampa” di oggi

(su segnalazione della nostra coblogger Beatasolitudine, che ringraziamo):

 

Chi fa affari con il regime birmano

Solo gli Usa rispettano l'embargo, la Cina è il maggior fornitore di armi

CARLA RESCHIA

TORINO
Chi fa affari con la Birmania? Praticamente tutti, in un modo o nell’altro. Gli unici a rispettare in modo rigoroso l’embargo contro la giunta militare del Myanmar sono gli Stati Uniti. Peraltro assai criticati per questo in patria da diversi analisti, sia sotto il punto di vista economico, sia sotto il profilo strategico perché la loro assenza lascia campo libero alla Cina. Cina che in Myanmar fa, ormai da decenni affari d’oro. Ma sono in tanti, anche in questi giorni di proteste indignate, ad accorrere alla corte dei generali. Ecco, senza pretese di completezza un piccolo elenco degli affari in corso.

INDIA

Il ministro indiano per il Petrolio Murli Deora ha appena siglato un accordo da 150 milioni di dollari per ricerche di gas naturale in Birmania tra la OVL (ONGC Videsh Limited) e la MOGE (Burma's Myanmar Oil and Gas Enterprise) . Le ingenti riserve di gas naturale che si trovano nella provincia occidentale di Arakan e nella zona marina costiera antistante, stimate in circa 85 miliardi di metri cubi, sono una risorsa più che appetibile per l’India, affamata di energia. Nel suo sforzo di avvicinamento al Paese l’India sta costruendo infrastrutture come porti,linee ferroviarie e strade nel Paese, in competizione con il partner tradizionale del regime birmano, la Cina.

EUROPA

Secondo un rapporto diffuso da un gruppo di ong europee e internazionali, tra cui Rete Disarmo, Saferworld e Amnesty International, l’ Advanced Light Helicopter, un elicottero d’attacco prodotto in India e venduto alla Birmania, è realizzato con componenti essenziali di provenienza europea forniti da Belgio, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Svezia. Dal 1988 l’Unione europea ha vietato la vendita di armi alla Birmania per protestare contro la dittatura militare.
A parte questo divieto formale, non c’è di fato alcun impedimento per le aziende europee che vogliano fare affari con la Birmania. In proposito c’è solo una posizione comune,adottata nel 1996 che però non prevede alcuna misura coercitiva. In base ad essa conti aperti dal regime presso le banche europee avrebbero dovuto essere congelati, ma questo non è mai stato fatto. Così, gli investimenti europei in Birmania nell’ultimo decennio sono cresciuti, soprattutto nel settore dell’energia. Secondo stime del FDI (Foreign Direct Investment).
Nel 1999 l’Unione europea figurava nel 43% di tutti gli investimenti effettuati in Birmania e nel 2000 questa percentuale era salita al 71% Nel complesso tra il 1988 e il 2002 in Birmania ci sono stati investimenti europei per almeno 4 miliardi di dollari. Secondo un elenco compilato dalla Global Unions in Birmania operano 104 imprese europee.

FRANCIA

La Total, presente in Birmania dal 1992, gestisce importanti giacimenti di gas naturale nel campo di Yadana nel sud del Paese e ha prodotto nel 2006, 17,4 milioni di metri cubi di gas al giorno destinati ad alimentare le centrali elettriche della Thailandia. Total, che è stata spesso accusata negli ultimi anni di sfruttamento dei lavoratori costretti a «lavori forzati» prossimamente si dovrà difendere dall’accusa di «schiavismo» davanti alla giustizia belga.

CINA

La Cina è il maggior fornitore di armi della Birmania. Il commercio fra i due Paesi è salito nel 2006 a 146 miliardi di dollari, più 20%rispetto al 2005. La Cina ha costruito nel Paese ponti, centrali elettriche, stadi e fabbriche, sfruttando in cambio energia e materie prime. L’export dalla Cina alla Birmania è cresciuto del 50% nei primi sette mesi dell’anno, per un totale di .964 milioni di dollari. Secondo i dati di EarthRights International, nell’ultimo decennio 26 multinazionali cinesi hanno sviluppato grandi progetti in Birmania. Tra questi, la costruzione di un oleodotto e un gasdotto di 2.380km dalla provincia di Arakan allo Yunnan. La Cina ha fornito alla Birmania armamenti per due miliardi di dollari, rendendola così la seconda potenza militare del Sudest asiatico dopo il Vietnam, in termini di capacità, anche se molto più sofisticata. In 2003, la Cina ha dato assistenza economica alla Birmania per 200 milioni di dollari.
Ma la parte più importante del legame fra i due Paesi non risultata dalle statistiche e riguarda l’immigrazione di imprenditori cinesi: Mandalay, la culla della cultura birmana è, al 20% popolata da emigrati provenienti dallo Yunnan, Lascio, il centro più importante del Nord è al 50% cinese.
La Cina sta anche progettando la costruzione di quattro grandi dighe sul fiume Salween, nell’Est brimano. Oltre 100 mila abitanti delle zone tribali, Karen, Shan e Karenni verranno evacuati e la sopravvivenza stessa di un piccolo gruppo etnico, gli Yntalai, circa mille persone, è a rischio. Le dighe forniranno oltre 16 mila megawatt di energia che verranno vendute, fra gli altri, alla Thailandia. Saranno realizzate dalla compagnia statale cinese Sinohydro in collaborazione con l’omologa thailandese EGAT.

RUSSIA

La Russia ha stretto un accordo per la costruzione di un centro di ricerche nucleari in Birmania. Comprenderà un reattore ad acqua leggera da 10 MW e le attrezzature necessarie alla lavorazione e allo stoccaggio delle scorie oltre a un laboratorio medico per la produzione di isotopi. Mosca provvederà all’addestramento di 350 specialisti addetti all’impianto.

NARCOTRAFFICO

La Birmania è il secondo produttore mondiale di oppio dopo l’Afghanistan e fornisce l’8% della materia prima. Produce inoltre una quantità di sostanze stupefacenti destinate al mercato illegale, in particolare anfetamine.

 

DatieFatti ci ha pensato in data: settembre 28, 2007 15:14 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 28 settembre 2007 | in : il fungo

FACCIO COME GRILLO.

Mi rivolgo a coloro che mi stanno seguendo su un e"certo" forum, e dico: il fungo sta spuntando.

DatieFatti ci ha pensato in data: settembre 28, 2007 15:03 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 28 settembre 2007 | in :

ECCO L'INDIRIZZO DI UN VALOROSO...

 

...blogger birmano, teniamoci informati!

 

http://ko-htike.blogspot.com/

DatieFatti ci ha pensato in data: settembre 28, 2007 12:50 | commenti (popup) | commenti
venerdì, 28 settembre 2007 | in :

ROSSI DI SDEGNO

 

Questo blog aderisce all'iniziativa di Amnesty per il Burma.
Per qualche giorno avrei voluto colorarlo di rosso in segno di solidarietà verso un popolo che stanno opprimendo e massacrando; siccome non me la cavo benissimo con i template, non ci riesco. Ho quindi deciso che, a tempo indeterminato, ogni nuovo post  avrà colorato di rosso almeno il titolo.
L'ultima di oggi è che hanno tagliato internet; purtroppo hanno l'appoggio della Cina questa dittatura militare comunista.
Le sanzioni internazionali poco possono in questi casi dato che se ne fregano e anche gli embarghi non funzionerebbero con le troppe falle ai confini.
Però forse la  mobilitazione internazionale dei cittadini del mondo libero può fare qualcosa.
Tingetevi con noi di rosso almeno per un giorno.

Grazie a Dicke per avermi dato l'idea.

DatieFatti ci ha pensato in data: settembre 28, 2007 11:44 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
giovedì, 27 settembre 2007 | in :

Riporto dal sito del “Corriere”:

 

Una dittatura tra superstizione e ferocia

Il generale ha mostrato spietatezza nell'eliminare gli avversari e tende ad apparire il meno possibile in pubblico ROMA - Un bizzarro miscuglio di Pol Pot e Augusto Pinochet. Questo è per tanti osservatori internazionali il generale Than Shwe, 74 anni, capo della giunta militare golpista che opprime Myanmar, l’ex Birmania, teatro in questi giorni di una contestazione collettiva guidata dai monaci buddisti di Yangon (Rangoon). L’aspetto del capo del Consiglio statale per la pace e lo sviluppo (SPDC), questa la stridente denominazione con cui si definisce la giunta golpista, ricorda quella del dittatore cileno, con la sua divisa appesantita da medaglie. La poca propensione ad apparire, invece, ricorda quella del capo dei Khmer Rossi. A tutti e due l’accomuna la spietatezza nell’eliminare gli avversari e nell’opprimere il proprio stesso popolo. Reporters sans Frontieres, l’organizzazione non governativa che si batte per la libertà di stampa, lo annovera tra i "Predatori" del diritto d’informazione e lo descrive come un uomo spesso affetto da "crisi di paranoia", la cui voce non è conosciuta dal suo popolo.

LA NUOVA CAPITALEAncor meno oggi, dopo che dal 2005 ha letteralmente deportato l’intera amministrazione dalla capitale storica a Pyinmanaw, la nuova "capitale": un villaggio malsano nel centro del paese. Il passo, da un lato, è servito a piegare la volontà di tanti esponenti dell’amministrazione civile, in cui serpeggia l’insoddisfazione e, quindi, i germi d’una possibile rivolta. D’altro canto, secondo diversi osservatori, sarebbe una specie di preludio d’una restaurazione monarchica, in cui Than Shwe diventerebbe re. -

SUPERSTIZIONE E FEROCIA - Superstizioso in maniera ossessiva, il

 

 

generale nato nella zona di Mandalay ha iniziato la sua ascesa nell’esercito, facendo parte tra il 1953 e il 1960 del Dipartimento per le operazioni psicologiche e la propaganda. Poi partecipa alla repressione della guerriglia dell’etnia Karen, segnalandosi per una particolare ferocia. E’ nel 1962 che sale sul carro giusto, unendosi al colpo di stato capeggiato dal generale Ne Win. Diviene, cioè, uno dei protagonisti degli eventi che pongono fine al sogno democratico della Birmania post-indipendenza, iniziato col padre della patria Aung San, assassinato nel 1947. Aung San è il padre del premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, che Than costringe agli arresti domiciliari.

thanshwe

Mio commento: senti, generaluco del cavolo, figlio di puttana (perché sei un figlio di puttana, non ti ammantare di giustificazioni ideologiche): leggiti bene "Il Capitale" o "Il Manifesto del partito comunista" (lo ha scritto Marx, non so se hai presente, imbecille), e dimmi dove cavolo c'è scritto che per il bene del popolo si fanno le cose che stai facendo da vent'anni.

SEI UNA FACCIA DI CULO, NON UN COMUNISTA!

DatieFatti ci ha pensato in data: settembre 27, 2007 18:50 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
giovedì, 27 settembre 2007 | in :

PERCHE' NON LO LASCIATE PIU' PROTESTARE?

rangoon

 

 

 

PERCHE' ADESSO NON PROTESTA?

ratzinger

 

(Ma avete visto come assomiglia al povero Paolo Panelli?)

DatieFatti ci ha pensato in data: settembre 27, 2007 14:57 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 27 settembre 2007 | in : personaggi, diritti umani, nocomment, diritti civili, la sinistra

 

PERCHE' NON LO LASCIATE PIU' PROTESTARE?

rangoon

 

 

 

PERCHE' ADESSO NON PROTESTA?

diliberto

DatieFatti ci ha pensato in data: settembre 27, 2007 09:55 | commenti (7)(popup) | commenti (7)